Musica per la Nascita. Musica per la Morte

Oggi è uno di quei giorni speciali per me. Festeggio con la mia famiglia il primo anno di vita della Melissa, la mia secondogenita, nata appunto l’anno scorso in questo stesso giorno... anzi a notte fonda... già 10 dicembre.

Un giorno molto memorabile per quanto mi riguarda. Beh, tutte le nascite dei figli si ricordano con piacere, ma quella di Melissa è stata contorniata da una situazione davvero unica.



Dopo il grande pancione di nove mesi, mia moglie Lidia ha desiderato partorire in casa, con mia immensa gioia. Un parto naturale bellissimo e molto intenso.

Presenti le levatrici che l’avevano accompagnata nel percorso di preparazione al parto.

Ero presente anch’io… con il mio handpan.


Il desiderio più grande per me era di suonare per l’arrivo della mia seconda bambina.

Così le note soavi e magiche dell’handpan insieme ad i canti sono riuscite ad alleggerire l’atmosfera e le tensioni della mamma partoriente, mentre la testolina di Melissa si affacciava alla vita. Mi è difficile descrivere il calore e la gioia di quell’atmosfera: un benvenuto particolare a questa nuova vita, una gioia condivisa tra pianti di dolore, felicità e note suggestive.


La musica mi accompagna da sempre e quindi mi è sempre venuto spontaneo e naturale suonare davanti a quel pancione che cresceva di giorno in giorno.

Ma anche dopo il parto non ho mai smesso di suonare per e alle due mie splendide figlie.


La Melissa ora cammina spedita e quanto le piace quando tiro fuori il mio handpan! Entrambe le bimbe sono irresistibilmente attratte dal suo suono.

La maggior parte dei bambini lo sono dalla musica, ma sia Rebecca, la mia primogenita, che Melissa lo sono in un modo molto particolare.

In momenti di pianto o di piccoli capricci di bimbi, il suono dell’handpan è come se su di loro avesse un richiamo ancestrale. Immediatamente il pianto scompare e la piccola crisi viene dimenticata e catturata dalle note inconfondibili che questo strumento sa produrre.


Ho suonato spesso per donne incinta. Molto spesso ne vedo alcune ai miei concerti.

Sono stato inviato più volte a suonare durante le lezioni di Yoga in gravidanza. E’ sempre una forte emozione per me. L’handpan ha il potere di creare un’atmosfera calma e rilassata che viene trasmessa e percepita dalle donne e dalle loro grandi pance. Molte di loro dopo le lezioni mi raccontano delle loro sensazioni piacevoli e di quel contatto più profondo che si crea con il feto. Spesso suono per loro brani tratti dal mio album IMMERSION… Un’immersione in un mare fatto di note musicali.

Molte donne mi raccontano come riescono a provare una sensazione di leggerezza ascoltando questi brani, spesso condividendoli anche a casa con i loro compagni, in un’atmosfera di unione e complicità.


Suonare per la nascita è un’esperienza davvero molto profonda e a me piace tanto farlo in queste occasioni. Così come spesso ho suonato in occasione della morte, quando il corpo lascia questa terra e il viaggio dell’anima prosegue nell’altrove.


Penso che nasciamo due volte, quando dall’invisibile e misterioso passiamo al visibile e conosciuto e quando dal visibile e conosciuto torniamo verso l’invisibile mistero. In queste occasioni a me piace esserci e fare da accompagnatore con l’handpan a questi lunghi viaggi che percorre l’anima tra i segreti della vita.

La prima volta che ho suonato ad un funerale è stato nel 2017 a Firenze, nel cimitero di Trespiano. Una signora di mia conoscenza mi ha invitato a suonare per il funerale di suo marito.

La cerimonia era intima e riservata. Davanti al forno crematorio dell’uomo, la moglie, suo figlio e qualche parente e amico ristretto. Mentre le densi nubi scure andavano lontano, la musica del mio handpan accompagnava il rito di passaggio.


Più avanti nel tempo, nel novembre del 2017, un uomo di Francoforte, che non avevo mai conosciuto mi scrive ed esprime il desiderio di suonare al funerale della moglie, appena deceduta, che, come lui mi ha raccontato, amava l’handpan e la mia musica. Mi prenota il volo verso la sua città, mentre io lascio tutti i miei impegni lavorativi per esaudire il suo desiderio. Una volta arrivato nella città tedesca, l’uomo mi invita a visitare la casa e i luoghi vissuti dalla moglie, che mi hanno permesso di entrare più da vicino nella vita della donna. Lei amava dipingere e suonare al contempo.


Era irresistibilmente affascinata dall’handpan. Soffriva da tempo di una bruttissima malattia che le procurava dolori lancinanti. Solo il suono melodioso dell’handpan, in maniera sorprendente, riusciva a lenire quei terribili dolori.


Il funerale si è svolto qualche giorno dopo nel cimitero di Osterburken, in Germania. E’ un cimitero molto particolare, perché è all’interno di un bosco.

Una volta cremati i corpi, uniti a semi, compost e materiale organico vengono interrati per divenire nutrimento e far crescere dei bellissimi alberi, che diventano memoria e nuova vita, al posto di granitiche e gelide lapidi. Le note del mio handpan hanno accompagnato quegli istanti così particolari e suggestivi e dato calore a quel momento immerso nel freddo e umido bosco autunnale tedesco.

Anche in Italia, nei pressi di Savona c’è l’idea di creare un bosco-cimitero e sono in contatto con le persone che lo stanno progettando per andare a suonare una volta concluso il progetto.


La terza volta dove mi è capitato di suonare in occasione della morte è stato nel 2019 durante il mio terzo viaggio a Kihei sull’isola di Maui nelle Hawaii. Ero lì accolto dal Mindful Living Group, che come sempre, mi aveva inviato per tenere dei workshop e dei concerti lì da loro in questa struttura meravigliosa.


Accadde che un giorno una donna californiana residente da tanto sull'isola mi contatta per una richiesta molto particolare. Stava morendo, erano gli ultimi giorni della sua vita e aveva raccolto intorno a sé i parenti e le persone a lei più care.

Il suo desiderio era che io suonassi per lei, per gli ultimi istanti della sua vita terrena.

Malata da molto tempo, sentiva che era giunta l’ora della dipartita e dunque voleva morire serena abbracciata dall’affetto dei suoi cari.


Quando mi sono recato da lei, la situazione mi è apparsa da subito surreale e magica. Lei, attaccata attraverso le narici ad una bombola di ossigeno era stanca e debilitata, ma presente e consapevole. Scambi di affetto e di parole con gli amici di sempre che si lasciavano andare in racconti di vita vissuta insieme. L’atmosfera era di gioia, e quando qualcuno si abbandonava ad una lunga lacrima, lei gli teneva la mano e gliela asciugava teneramente col il suo fazzoletto. Collane hawaiane al collo non mancavano e fiori, tanti fiori, simboli di quell’isola magica riempivano la stanza.

Un momento molto suggestivo ha accompagnato il nostro stare insieme, quando io, al centro della stanza, con il mio inseparabile handpan ho iniziato a suonare e tutti in cerchio, tenendosi per mano, hanno iniziato a dondolarsi al suono della musica.


La signora era felice e ha iniziato a chiacchierare come non aveva mai fatto nei giorni prima, per poi chiedere di mangiare, cosa che oramai non faceva più da tempo. Un moto di vita l’aveva rallegrata e l’aveva fatta stare meglio per un po'.

Io l’ho lasciata così con quel sorriso sulle labbra e il suo grazie che mi ha riempito il cuore. Sono dovuto andare via per preparare i bagagli perché avevo il volo di ritorno quella stessa notte. So che è morta qualche giorno dopo, felice per aver salutato tutti come lei aveva sempre desiderato.


Ecco anche oggi vi ho raccontato un po' dei miei viaggi. Questa volta viaggi davvero particolari tra il finito e l’infinito della nostra vita.

Alla prossima.


*Il Blog è a cura di Rosaria Fabrizio


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